Sab. Giu 20th, 2026

Il Sagrantino veste l’alta sartoria: il nuovo corso di Caprai tra Angelini e l’eredità Rolland

diUmberto Gambino

20 Aprile 2026

di Umberto Gambino
L’ingresso del gruppo Angelini Wines & Estates con una quota del 65% segna un passaggio epocale per l’azienda Arnaldo Caprai, ma non cambia la rotta: Marco Caprai resta presidente e amministratore delegato con un obiettivo preciso sul tavolo: portare il fatturato dagli attuali 7,5 milioni a oltre 10 milioni di euro, puntando sull’hospitality di alto livello e su un posizionamento premium-luxury sempre più definito. Una partnership che arriva in un momento di maturità per l’azienda e per il Sagrantino di Montefalco, un vitigno che negli ultimi dieci anni ha cambiato pelle in modo radicale. Anche e soprattutto grazie agli ingenti investimenti e al valore aggiunto che la stessa famiglia Caprai gli ha voluto dare: dire Sagrantino e associare subito il nome Caprai è diventato spontaneo per i critici e gli appassionati di vino di tutto il mondo.
Dietro questa profonda trasformazione del Sagrantino c’è un nome che ha segnato la storia dell’enologia mondiale: Michel Rolland, scomparso lo scorso 20 marzo all’età di 78 anni.

Marco Caprai

La scommessa di Vinexpo
Il legame tra Marco Caprai e il Sagrantino è viscerale, costruito in 27 anni di lavoro accanto ad Attilio Pagli. Ma a un certo punto qualcosa si è mosso: il desiderio di esplorare una dimensione ancora più alta, di portare il vitigno umbro su un palcoscenico diverso. Il nome che Marco aveva in testa era uno solo: Michel Rolland, l’uomo che già negli anni Settanta a Bordeaux aveva capito che il vino moderno stava altrove — nella pulizia, nella finezza, nell’eliminazione di quei “difetti” che venivano spacciati per tipicità. L’incontro fatale avviene al Vinexpo 2015. Marco si piazza davanti allo stand di Rolland con le sue bottiglie e non si schioda: “Di qua non mi muovo finché non ci parlo.” Ne seguono 30  minuti di assaggi che cambieranno la storia del Sagrantino, dell’azienda Caprai e anche dell’enologia umbra. Da quella vendemmia (estate 2015), una di quelle che segnano il destino di un territorio, inizia una collaborazione che ha visto Rolland e il suo braccio destro Julien Viaud (oggi suo erede tecnico) lavorare sulla potenza bruta del Sagrantino per trasformarla in qualcosa di radicalmente diverso.

Domare il Sagrantino: la vinificazione integrale
Il Sagrantino è un caso unico: contiene da due a tre volte i polifenoli di qualsiasi altra varietà al mondo. Un patrimonio enorme, ma anche una sfida tecnica di prima grandezza. Rolland ha portato in cantina la cosiddetta vinificazione integrale, un approccio quasi meditativo nel suo rigore. Le uve intere entrano in barrique con ghiaccio secco per due settimane, in totale assenza di ossigeno. Durante la fermentazione, ogni barrique compie tre rotazioni al giorno: le bucce si appesantiscono, scendono, risalgono. Un bagno lento e continuo, che lavora il tannino senza stressarlo. Il risultato è una texture che non “morde” più e diventa velluto. Una tecnica nata per il Merlot, riadattata con coraggio su una varietà agli antipodi per struttura.

Le tre etichette in calice al Vinitaly – La degustazione
Al banco degustazione di Caprai al Vinitaly, la firma di Rolland — e di tutto questo percorso — si legge chiaramente in tre vini, inclusa la “Spinning Beauty”, nata come omaggio al padre,  Arnaldo Caprai, scomparso da poco, e al passato tessile della famiglia (l’ago della filanda in etichetta non è un dettaglio casuale).

Malcompare Pinot Nero – Il 2021 chiede pazienza: lampone, fiori, sapidità e un tannino ancora giovane che deve distendersi. Il 2020 appare più chiuso, quasi incompiuto — segno di un vitigno che a queste latitudini sfida il tempo e non sempre trova la risposta che cerca.

Belcompare Merlot – Qui si sente la mano del “Signor Merlot”, nato a Pomerol. Il 2021 è rotondo, con profumi di ribes nero e un sorso fresco e diretto. Ma il vero capolavoro, per Wine Reporter, è il 2020: nonostante i 15,5 gradi, è un equilibrio formidabile di frutta rossa matura e tannini agrumati, lungo, preciso, quasi infinito.

Spinning Beauty (Sagrantino)Otto anni di affinamento in barrique. Il 2016 apre su confettura, liquirizia, incenso e cioccolato, con un sorso fresco e nervoso che promette ancora molto. Il 2015, la prima annata con Rolland, è più speziato, con tannini in bella evidenza che raccontano la potenza della terra umbra. Due vini ancora in viaggio.

Tra l’ingresso nel gruppo Angelini e l’eredità tecnica lasciata da Rolland, l’azienda di Marco Caprai si conferma non solo come produttrice di vino, ma anche un laboratorio di idee: un posto dove si continua a cucire, come in una filanda, il futuro possibile del Sagrantino.

 

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diUmberto Gambino

Concluso il trentennale percorso televisivo al Tg2 in Rai, si è aperto per me un nuovo capitolo professionale. WineReporter è una vera e propria ripartenza: oggi sono più motivato che mai a dedicare ogni mia energia al mondo della viticoltura e dell'enologia che è e resta il mio habitat naturale. Il mio obiettivo di giornalista è quello di raccontare il vino in modo moderno, senza filtri, con una libertà nuova, utilizzando il potere delle immagini e del web per arrivare dritto al cuore del lettore. Oggi la mia carriera si muove lungo un binario preciso: la narrazione del vino intesa come valore economico, culturale e umano.