Sab. Giu 20th, 2026

Etna Bianco: 20 calici di territorio per il gusto di oggi (e il piatto giusto per ognuno)

diUmberto Gambino

19 Maggio 2026

di Umberto Gambino
C’è un momento, durante una degustazione sull’Etna, in cui smetti di pensare al vino e cominci a pensare al luogo. Non è una metafora: è quello che accade davvero quando hai nel bicchiere un Carricante da 800 metri di quota, con i suoi profumi di pietra bagnata, di agrumi quasi salini, di fiori che sembrano cresciuti su lava raffredata. Il vulcano non è uno sfondo: è un ingrediente.

Durante l’ultima Sicilia en primeur ho degustato parecchie etichette di bianchi etnei, tra Etna Bianco DOC, IGT e persino diversi Metodo Classico, attraversando contrade e stili con la stessa curiosità con cui si esplora una carta geografica sconosciuta. Il quadro che emerge è quello di un territorio che ha trovato la sua voce — e non ha nessuna intenzione di abbassarla. Ecco i 20 vini top degustati secondo WineReporter.

Il punto di riferimento storico resta il Pietra Marina di Benanti: Carricante in purezza da Milo, versante Est, 800 metri di quota. L’annata 2020 fluisce fresca, sapida, morbida, con quel finale di anice che solo i grandi bianchi sanno regalare. Finezza imbattibile, come sempre. In tavola chiede qualcosa di altrettanto complesso: triglie alla livornese o un pesce spada in agrodolce.

La sorpresa più bella arriva però dal Trainara 2024 di Generazione Alessandro: frutta bianca fresca di pera e pesca, lieve speziatura, bocca morbida ed elegante, acidità viva, freschezza persistente. Moderno senza tradire l’identità etnea. L’abbinamento viene da sé: linguine con bottarga di muggine.

L’eleganza con la E maiuscola arriva da due etichette di contrada. Il Pietradolce Archineri 2024 — 100% Carricante da viti centenarie a Milo — è un trionfo di agrumi, fiori e mandorla, con un palato intenso, sapido e vibrante: seppie in umido con piselli, senza pensarci troppo. Stesso registro per il San Lorenzo 2024 di Girolamo Russo: fumé, speziato, pepe e rosmarino, bocca fresca e sapida di beva importante. Vuole cibo serio — tonno rosso alla griglia con capperi e olive.

Muscoli e carattere invece nel Muganazzi 2024 di Graci: zenzero, note sulfuree, fiori bianchi e spezie, gusto vivace, corposo, molto sapido. “Tanti muscoli”, ho scritto nel taccuino, e confermo. Il piatto che gli rende giustizia è la pasta con le sarde alla palermitana: si capiscono al volo.

Il capitolo Cottanera merita una riga a parte: l’Etna Bianco Contrada Cottanera 2021 è luminoso, rotondo, sgargiante: parole che di solito si usano per i rossi. Ginestra, fumé, bocca intensa e sapida, finale di mandorla. Con un risotto al pescato e zafferano trova la sua dimensione più avvolgente.

L’Alberelli di Giodo Carricante 2024 è nervoso come dev’essere un vino vulcanico: agrumi, lime, pesca bianca, gelsomino, chiusura minerale e salina. Verticale e preciso. Ci vogliono ostriche o ricci di mare crudi. Punto.

Un gruppo nutrito e per nulla banale si muove su livelli altrettanto convincenti. Il Fumante 2024 di Camporè — quella sottile vena fumé è già nel nome — va con un’insalata di polpo con patate e limone. L’Isolano 2022 di Donnafugata, agrumato e minerale con il suo lieve amarognolo, trova nel fritto misto di paranza il contrappeso ideale. Il Feudo 2024 di Girolamo Russo, corposo e dinamico con le sue note esotiche di mango e zenzero, si abbina ai gamberi rossi di Mazara crudi con agrumi. Il Tifeo 2024 di Gambino, più floreale che fruttato ma vivace e concentrato, con una bocca intensa e molto sapida che si allarga progressivamente, trova il suo abbinamento ideale in una frittura di calamari con limone: freschezza contro freschezza. Il Taccione 2024 di Planeta, profumi eleganti e sorso progressivo, chiama il baccalà mantecato. L’Imbris 2021 de I Custodi delle Vigne dell’Etna, floreale e pepato, va con lo sgombro marinato alle erbe. Lo Sciaranuova 2023 di Tasca d’Almerita, largo e quasi mielato, merita un cous cous di pesce alla trapanese. Il Contrada Santo Spirito 2023 di Palmento Costanzo, speziato con finale di caffè, regge benissimo il coniglio all’ischitana con olive e capperi.

Due vini meritano una menzione speciale. Il Musmeci Bianco 2023 di Tenuta di Fessina, elegante e profondo è un grande vino che vuole il grande crostaceo: un’aragosta alla catalana. Il Vico Bianco 2021 di Tenute Bosco “sembra un bianco nordico, eccellente, aromatico, profumatissimo”: con un crudo di branzino, olio e sale marino, è minimalismo contro minimalismo.

E poi c’è il Fronte Mare 2024 di Maugeri — Etna Bianco Superiore Contrada Volpare — che già nel nome racconta la sua identità: terreni misti vulcanici, alluvionali, argillosi e tufacei sul versante che guarda il mare. Note fresche e minerali, punte di idrocarburo, cenni di frutta esotica; in bocca nitido, lineare, molto sapido, lungo. Un vino costruito per durare — il produttore punta alla longevità oltre i dieci anni — che si abbina con naturalezza a un pesce al sale, dove la semplicità del piatto lascia parlare la complessità del vino.

Il Praino 2023 di Terra Costantino porta con sé una bella storia: vigne giovani del 2018 su suoli lavici ricchi di ferro a Milo, progetto del winemaker Luca D’Attoma con la famiglia Costantino. Si apre tenue tra fiori e frutta bianca, poi al palato diventa avvolgente, finale di cedro lungo e misurato. Una zuppa di cozze e vongole chiude il cerchio: sapidità marina e mineralità vulcanica, Etna e mare insieme.

Chiusura con le bollicine. Il Sosta Tre Santi di Tenute Nicosia — Carricante 100%, 60 mesi sui lieviti, sboccatura 2025 — è la dimostrazione che l’Etna può ambire anche alla terza dimensione. Perlage fine e persistente, profumi balsamici di mandorla, nocciola, miele di acacia, crosta di pane, un tocco di ananas. Il sorso è la parte migliore: corposo, avvolgente, sapido, fresco. Un Metodo Classico (quello etneo da Carricante in purezza) che merita la DOC al più presto. E l’abbinamento lo sa già chi lo ha scoperto sul campo: panelle di ceci. Territorio che risponde a territorio.

Vent’anni fa l’Etna bianco era una curiosità. Oggi è una certezza. E il bello è che sembra ancora all’inizio.

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diUmberto Gambino

Concluso il trentennale percorso televisivo al Tg2 in Rai, si è aperto per me un nuovo capitolo professionale. WineReporter è una vera e propria ripartenza: oggi sono più motivato che mai a dedicare ogni mia energia al mondo della viticoltura e dell'enologia che è e resta il mio habitat naturale. Il mio obiettivo di giornalista è quello di raccontare il vino in modo moderno, senza filtri, con una libertà nuova, utilizzando il potere delle immagini e del web per arrivare dritto al cuore del lettore. Oggi la mia carriera si muove lungo un binario preciso: la narrazione del vino intesa come valore economico, culturale e umano.