Gio. Set 24th, 2026

Bollicine, ritorno a casa: 10 e 11 luglio, a Canelli, i consorzi si ritrovano nella capitale dello spumante

diRedazione WineReporter

3 Luglio 2026

(WR) C’è una città, tra le colline dell’Astigiano, dove le bollicine non sono una moda ma una genealogia. Si chiama Canelli e il 10 e 11 luglio torna a fare ciò che sa fare da un secolo e mezzo: riunire lo spumante italiano attorno alla propria storia. La manifestazione si intitola Canelli Città del Vino: Sparkling Canelli – Bollicine a Canelli, la promuove il Comune con l’Enoteca Regionale, ma il titolo vero lo suggerisce la sostanza: una riunione di famiglia. Perché stavolta, attorno al tavolo, siedono tutti i consorzi.

Alta Langa, Asti, Brachetto d’Acqui, Associazione Produttori Moscato Canelli: quattro voci, un solo territorio, quello dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato che l’Unesco ha iscritto nel patrimonio dell’umanità. Cattedrali Sotterranee comprese: le cantine scavate sotto la città che sabato 11 ospiteranno tre masterclass guidate dai sommelier AIS di Asti, dall’Alta Langa del mattino ai grandi aromatici del tramonto.

È Giovanni Minetti, presidente del Consorzio Alta Langa, a dare la misura dell’operazione: «Rimettere Canelli al centro, riconoscere alla città una genitorialità nella storia del metodo classico e più in generale dello spumante italiano». Genitorialità: parola scelta con cura, che trasforma una festa di piazza in una dichiarazione di paternità. Una strada, ammette Minetti, «non semplice e non breve», che richiederà tempo, investimenti e partner istituzionali. Ma partecipare, per il consorzio delle bollicine metodo classico distribuite su 149 comuni tra Cuneo, Asti e Alessandria, è «una tappa di avvicinamento» e insieme un gesto di gratitudine verso un territorio «in cui ci si ri-conosce».

Gianmario Cerutti, presidente dell’Associazione Produttori Moscato Canelli, mette invece le date sul calendario della denominazione più giovane: quindici anni dalla sottozona, quarta vendemmia del Canelli DOCG come denominazione autonoma. E una novità che vale una piccola rivoluzione: la mappa ufficiale del territorio realizzata da Alessandro Masnaghetti di Enogea, che sarà presentata venerdì alle 18 alle Cantine Gancia. «Ora ciascuno di noi può puntare il dito e far vedere le vigne da dove arriva il proprio Canelli», dice Cerutti. Un dito puntato su una carta: raramente la parola cru ha avuto una traduzione più concreta.

Stefano Ricagno, presidente del Consorzio per la Tutela dell’Asti, ricorda che il binomio tra Canelli e l’Asti Spumante «rappresenta uno tra gli elementi chiave che hanno contribuito al riconoscimento Unesco». Paolo Ricagno, dal Consorzio Tutela Vini d’Acqui, porta la nota di colore, letteralmente: il Brachetto, «la bollicina aromatica rossa, unica nel suo genere», profumo di rosa e vocazione alla convivialità, per il quale Canelli è «una vetrina preziosa» capace di attirare «turisti e appassionati da tutto il mondo».

Attorno ai consorzi, il programma: il Cortile delle Bollicine all’ex Contratto Vermouth con diciotto produttori accanto al banco consortile, i banchi d’assaggio dell’Enoteca Regionale in Piazza Cavour, la mixology d’autore nella chiesa di San Rocco in cima alla Sternìa, il Canelli Tour tra centro storico e cantine dismesse del progetto Canelli Ipogea, musica diffusa fino a notte.

La sindaca Roberta Giovine la definisce «la festa del nostro essere parte della civiltà italiana, mediterranea e mondiale del vino» e vede nella collaborazione con i consorzi «l’inizio di una rivalutazione del potenziale dei nostri territori Unesco». Un inizio che, a Canelli, ha il suono che conosce meglio: quello di un tappo che salta.

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