(WR) C’è un momento in cui un vino smette di essere solo una bottiglia e torna ad essere un paesaggio. Per il Marsala DOC, quel momento potrebbe essere arrivato il 29 aprile scorso, quando l’assemblea annuale dei soci — riunita nelle storiche cantine Pellegrino — ha votato all’unanimità l’istituzione delle UGA, le Unità Geografiche Aggiuntive. Una sigla tecnica, certo, ma dietro ci sono vigneti, venti, argille, altitudini: la materia prima dell’identità. La decisione apre formalmente il percorso verso il riconoscimento ufficiale presso Regione Siciliana, Ministero dell’Agricoltura e Commissione Europea. Un iter burocratico, sì — ma anche una dichiarazione d’intenti: il Marsala vuole tornare a raccontarsi dal territorio, non dall’etichetta.
Quattro areali per un solo nome
Lo studio tecnico-scientifico alla base del progetto — sviluppato dalla società Panagri attraverso un’analisi multifattoriale di georeferenziazione, dati climatici, pedologici e orografici — ha identificato quattro zone omogenee: Stagnone, Altopiano dei Bagli, Triglia e San Nicola. Quattro caratteri diversi sotto un nome solo, come succede con i grandi vini di Francia o con il Barolo di casa nostra. “Abbiamo lavorato su basi scientifiche solide, mettendo in relazione clima, suoli, altitudine, esposizione, ventosità e sviluppo della vite”, spiega Carlo Alberto Panont, esperto nazionale di denominazioni. “Le UGA nascono da una lettura reale del territorio. Significa passare da una conoscenza implicita a una conoscenza misurabile”.
“Dobbiamo intercettare nuovi pubblici”
Il presidente del Consorzio, Benedetto Renda, non nasconde l’ambizione strategica dell’operazione: “Con la ratifica delle UGA avviamo un percorso che rafforza l’identità del Marsala e ne apre una nuova prospettiva sui mercati. Dobbiamo ampliare gli spazi di consumo, intercettare nuovi pubblici e riportare il Marsala dentro i linguaggi contemporanei — anche attraverso la mixology e i cocktail, dove può esprimere una versatilità straordinaria”.
Un passaggio cruciale, in un momento in cui i vini “complessi” soffrono ovunque le mode del bere leggero e beverino. Scommettere sulla storia e sulla zonazione geografica è una risposta possibile — forse l’unica davvero duratura.
Roberto Magnisi, direttore tecnico dell’azienda Duca di Salaparuta, alza la posta sull’enoturismo: “Le UGA ci consentono di restituire al Marsala il suo paesaggio, la sua dimensione agricola e comunitaria. Definire gli areali significa costruire destinazione, creare relazione, generare esperienza”. E poi c’è il tempo, “il grande patrimonio del Marsala” – dice Magnisi — quel tempo lungo delle cantine di affinamento, un heritage piantumato che oggi torna ad essere leva di sviluppo.
Stesso CdA, nuova stagione
L’assemblea ha anche rinnovato all’unanimità il Consiglio di amministrazione per il triennio 2026-2029, confermando tutti i componenti uscenti: Benedetto Renda, Roberto Magnisi, Orazio Lombardo, Francesco Intorcia e Giuseppe Figlioli. Continuità nella governance, discontinuità nella visione: è questo il messaggio che il Consorzio vuole lanciare. Il progetto, presentato in anteprima a Vinitaly 2026, entra ora nella fase operativa. Il Marsala, insomma, ha deciso di ripartire dalla terra. E di farlo con i documenti in regola.

