di Umberto Gambino
Il territorio collinare dell’Alto Piemonte, da sempre vocato alla viticoltura, sta vivendo una rinascita. A fine Ottocento la fillossera fece strage di viti anche da queste parti. Un tempo ricca di vigneti, l’intera area ha visto ridurre drasticamente le superfici vitate (da 45 mila a 1.300 ettari) a causa del boom delle industrie tessili e idroelettriche nel post Seconda Guerra Mondiale. I pochi produttori rimasti hanno saputo preservare un patrimonio vitivinicolo di altissima qualità e finezza, oggi sempre più ricercato dagli intenditori, lontano dalla standardizzazione del gusto. Dopo decenni di abbandono, molti produttori stanno tornando alle terre dei loro avi: assistiamo quindi al ricambio generazionale che ha reso protagonisti giovani vignaioli più che mai decisi a rilanciare i vini dell’Alto Piemonte. Perciò in Alto Piemonte il vino di qualità non nasce per caso: ha profonde radici storiche.
Il segreto della qualità di questi vini risiede in un mix virtuoso di microclima e suoli unici. La presenza imponente del Monte Rosa funge da scudo naturale contro i venti freddi del Nord mentre le brezze notturne provenienti dai ghiacciai assicurano ventilazione ed escursione termica che favoriscono lo sviluppo di profili aromatici complessi (spezie ed erbe officinali) nel Nebbiolo, il vitigno rosso principe della regione, conosciuto con il nome di Spanna nelle province di Biella e Vercelli e di Prunent nel Novarese. Altri vitigni importanti sono l’Uva Rara, la Vespolina, la Croatina e l’Erbaluce per i bianchi (ma non manca lo Chardonnay).

I suoli e il Super Vulcano Val Sesia
Geologicamente, l’Alto Piemonte è un autentico terroir a mosaico, prevalentemente caratterizzato da suoli acidi e ricchi di minerali che conferiscono ai vini strutture complesse e marcata mineralità. E’ evidente la sapidità spiccata del Nebbiolo di questa zona rispetto al Nebbiolo del Sud del Piemonte. Porfidi e rocce vulcaniche dominano aree come Gattinara (porfidi ocra-bruni compatti) e Boca (porfidi rosa friabili, poveri di humus), donando vini di grande tensione e sapidità. Caratteristiche uniche dovute al forte influsso dei suoli sui vini finali: terreni dominate dalle rocce vulcaniche originate dall’esplosione del Super Vulcano Valsesia, avvenuta circa 280 milioni di anni fa.
Sedimenti marini si trovano ad Ovest (Coste della Sesia) e in aree come Lessona e Bramaterra, contribuendo alla finezza dei vini.
Ghiaia e ferro caratterizzano le denominazioni della costa orientale del fiume Sesia (Ghemme, Fara, Sizzano), presentando terreni ghiaiosi e poco compatti, ricchi di ferro e magnesio.
I suoli originati da morene alpine sono tipici delle Valli Ossolane: qui si possono ammirare vigneti terrazzati che si sviluppano su depositi morenici con forte concentrazione di granito.
I vigneti dell’Alto Piemonte si estendono nelle province di Biella, Novara, Vercelli e Verbano Cusio Ossola.

L’evento Taste Alto Piemonte
L’occasione migliore per conoscere i vini di questo storico territorio è stata partecipare a Taste Alto Piemonte, organizzato nell’iconico Grand Hotel des Iles Borromèes di Stresa dal Consorzio Tutela Nebbioli dell’Alto Piemonte che dal 1999 promuove e valorizza i vini della regione.
“Un evento di questa rilevanza ha rappresentato un’occasione fondamentale per promuovere il nostro territorio e le denominazioni dell’Alto Piemonte”, ha commentato Andrea Fontana, presidente del Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte, “Non solo a livello nazionale, ma anche verso i paesi confinanti, come la Svizzera, consolidando legami e opportunità di conoscenza delle denominazioni tutelate”.
“L’idea di portare Taste Alto Piemonte sulle sponde del Lago Maggiore è stato un segnale importante” ha dichiarato la vicepresidente del Consorzio, Lorella Zoppis.
Sono dieci le denominazioni di vini degustate nel corso dell’evento: le DOCG Gattinara e Ghemme e le DOC Bramaterra, Colline Novaresi, Coste della Sesia, Fara, Lessona, Sizzano e Valli Ossolane.

Oltre 50 produttori hanno presentato le nuove annate in banchi d’assaggio (aperti al pubblico) e masterclass curate da AIS Piemonte. La produzione complessiva dei vini dell’Alto Piemonte è di circa due milioni di bottiglie di cui 950.000 di Colline Novaresi, 450.000 di Gattinara e 90.000 di Ghemme. Le altre sette DOC oscillano fra le 15.000 e le 50.000 bottiglie.
Guarda qui l’intervista al presidente del Consorzio Nebbioli Alto Piemonte, Andrea Fontana.
Le denominazioni
Conosciamo meglio le singole denominazioni partendo dalle due DOCG.
Il Gattinara vanta origine antiche: le prime viti furono impiantate dai romani nel II secolo a. C. Nel 1518 il marchese di Gattinara, Gran Cancelliere dell’Imperatore Carlo V, introdusse i vini di Gattinara alla corte imperiale facendoli conoscere all’aristocrazia europea. I vini Gattinara moderni nascono da uve Nebbiolo in purezza o almeno fino al 90% con piccole quantità di Vespolina e Uve Rara insieme fino al 10%. Zona di produzione è solo il comune di Gattinara in provincia di Vercelli.
Quasi analogo l’uvaggio del Ghemme, celebrato da Fogazzaro in “Piccolo mondo antico”, la cui origine viene fatta risalire al IV-V millennio a. C. Il disciplinare prevede per questo vino che Vespolina e Uva Rara possano essere presenti insieme fino al 15%, ma numerosi produttori scelgono di vinificare il Nebbiolo in purezza. L’invecchiamento previsto è di 34 mesi di cui 18 in legno mentre per il Riserva è di 46 mesi di cui 24 mesi in legno. Un mese in più per l’invecchiamento del Gattinara e della sua Riserva. Il Ghemme passa anche 6 mesi di affinamento in bottiglia prima di uscire sui mercati.
Costante la presenza fondamentale del Nebbiolo nei vini rossi di tutte le DOC con la partecipazione di piccole quantità di Vespolina, Uva rara e Croatina e in qualche caso anche di Barbera e Merlot.
Bramaterra DOC, conosciuto come il vino dei canonici, si produce in 7 comuni delle province di Biella e Vercelli; Boca DOC si vinifica in 5 comuni del Novarese; il Lessona DOC è tipico solo dell’omonimo comune del Biellese: fu proprio con un vino Lessona che il più volte ministro Quintino Sella brindò al primo governo dell’Italia unita. Anche Sizzano DOC è un vino prodotto da uve coltivate nell’omonimo comune in provincia di Novara. Così come Fara è una DOC tipica del Novarese mentre Coste della Sesia è una denominazione più articolata che origina dai vigneti di 4 comuni del Vercellese e 13 del Biellese. Infine la DOC Valli Ossolane, tutta compresa in provincia di Novara, abbraccia i territori di 19 comuni. E’ tipica di questa zona la “Toppia”, un sistema di allevamento della vite a terrazze dove le pergole poggiano su un terreno non troppo profondo e con una buona struttura in ghiaia, ideale per drenare l’acqua.

Un interessante tour in Val d’Ossola ci ha portato a scoprire una realtà rurale e contadina, fatta di pascoli, caseifici e cibi tipici che segnano un andamento della vita “slow” in netta in controtendenza con l’andamento frenetico della vita moderna. Una “pausa” che è servita a farci sentire più dentro la natura. Un cenno particolare merita la frazione Burella di Montecrestese, a 450 metri slm, uno degli insediamenti più antichi. Qui si possono ammirare i resti di tombe preromane, l’antico lavatoio, le arcate in pietra nella piazzetta dell’oratorio e la chiesa di San Rocco. Una frazione oggi quasi del tutto disabitata, simbolo dell’incedere del tempo.

I migliori assaggi del tour (in ordine alfabetico)
Antoniolo – Gattinara Riserva San Francesco DOCG 2019
Nebbiolo al 100%. Bouquet fine e variegato con note di more, ginepro, chiodi di garofano, tabacco e cuoio. Il gusto è calibrato, dinamico, caratterizzato da evidente sapidità e tannini fini.
Cantina di Tappia – Prunent Valli Ossolane Nebbiolo Superiore DOC 2023
Nebbiolo al 100%. Profumi di frutti di bosco, ciliegia e poi cannella, pepe nero e chiodi di garofano. In bocca freschezza, sapidità, morbidezza e un bel tannino fine connotano la piacevole bevibilità di questo rosso davvero territoriale.
Cantine Garrone – Prunent Valli Ossolane Nebbiolo Superiore Vigna Fornace DOC 2023
Definito dagli stessi vignaioli il cru della mamma. Evidente la componente balsamica all’olfatto fra tinte di liquirizia e arancia rossa. Al palato è avvolgente, intenso, sapido, corposo, con un tannino composto, elegante. Solo 1.300 bottiglie prodotte.
Carlone – “Mariapia” Erbaluce Colline Novaresi DOC 2024
Bianco da uve Erbaluce (che in etichetta non può figurare). Naso delicato con sentori di fiori bianchi ed erbe aromatiche, sapidità spiccate e toni agrumati. Gusto succoso e intrigante. Da bere subito con soddisfazione.


Carlone – “Adele” Boca Colline Novaresi DOC 2020
Nasce da un solo clone di Nebbiolo scelto di anno in anno. Naso cangiante, ferroso, floreale, balsamico. Al sorso sfodera un bel tannino, complessità e persistenza. Azienda seguita dal 2023 dal wine maker toscano Emiliano Falsini.
Damiano Cavallini – Caramino Fara DOC 2022
Nebbiolo 70% Vespolina 30%.Bouquet di fiori e frutti rossi seguite da note balsamiche. Morbidezza e tannini suadenti si fondono bene con la scia sapida conferita dal Nebbiolo. Intenso e di classe!
Centovigne – Il Centovigne Coste della Sesia Nebbiolo DOC 2019
Nebbiolo 85% Vespolina 15%. Si distingue per gli aromi di spezie dolci e ed erbe aromatiche mentre al sorso è vibrante, muscolare, dal tannino nobile e deciso.
Dea – Proodos Valli Ossolane Nebbiolo Superiore DOC 2023
Azienda della Val d’Ossola di proprietà della famiglia Stratta: nascono come apicultori e produttori di miele; dal 2023 hanno iniziato a dedicarsi anche alla viticoltura.
Nebbiolo in purezza (qui chiamato Prunent). Al naso macchia mediterranea, spezie officinali, note balsamiche. Sorso intenso, fresco, sapido, corposo, frutto evidente, buona persistenza.
La Smeralda – Colline Novaresi DOC Bianco 2023
Erbaluce. Note tenue, fra vegetale e fiori freschi, su una matrice verde evidente. In bocca è molto sapido, minerale, di buona struttura, piacevole da bere.
Noah – Rocce di Luce Bramaterra DOC 2021
Nebbiolo 80%, Croatina 10% Vespolina 10%. Sentori di frutti di bosco, macchia mediterranea, ciliegie, ferroso, pepe nero. Al gusto intenso, corposo, sapido e lungo. Bella struttura.
Pietraforata – Ghemme DOCG 2017
Nebbiolo 95%, Vespolina 5%. Note di prugna, ciliegia, rosa e poi bacche di ginepro e chiodi di garofano, cannella e liquirizia. Frutto ben lavorato, sapido, morbido e tannini fini al sorso lungo, gradevole e pienamente territoriale.
Guido Platinetti – Vigna Ronco al Maso Ghemme DOCG 2021
Nebbiolo 100%. Evidente l’apporto dell’affinamento a un frutto base di grande qualità. Dalla confettura di ciliegia al tabacco e al cuoio, fino alla liquirizia. Sorso vivace, potente, dal tannino ben lavorato e levigato. Lungo e teso al palato.
Tenuta Sella 1671 – Lessona Omaggio a Quintino Sella DOC 2016
Nebbiolo 90% Vespolina 10%. Profumi di spezie e frutti di bosco, macchia mediterranea, fiori secchi e arancia rossa. Gusto un po’ fumé, fra spezie dolci ed erbe aromatiche, di lunga persistenza.
Travaglini – Gattinara Riserva Tre Vigne DOCG 2020
Proviene dalle uve raccolte, solo nelle migliori annate, in tre vigneti storici dell’azienda (Lurghe, Permolone e Alice), da terreni rocciosi di origine vulcanica ricchi di granito, porfido e ferro. Presenta un naso evoluto, fine, con note di cioccolato fondente, tabacco e cuoio su sfondo balsamico, confettura di ciliegia. Gusto forte, corposo, tannini nervosi. Grande vino per l’azienda che da decenni è una garanzia per tutto il territorio.
Travaglini – Gattinara Riserva Vigna Ronchi DOCG 2019
Nebbiolo al 100%. Nel calice si apre su intensi sentori di ciliegia e prugna matura, liquirizia, violetta e zenzero. In bocca esprime tannini setosi, sapidità marcata e lunghezza di sorso. Elegante e intenso.
Considerazioni finali
Non si può fare un discorso unico per tutti i vini dell’Alto Piemonte. Parliamo di un’area di 1.300 ettari vitati, comunque piccola e molto variegata. L’influenza dei suoli e del microclima si fa sentire sui vini finali con alcune differenze sostanziali. Abbiamo trovato una buona lavorazione dei tannini, al limite della perfezione, per le due DOCG, Gattinara e Ghemme, soprattutto nei vini 100% Nebbiolo. Si apprezzano, eleganza, sapidità, struttura (senza esagerare) e tanto equilibrio, con una gestione dell’alcol molto accurata. Queste due tipologie si staccano nettamente dalle altre nella piramide qualitativa del territorio.
Nelle bottiglie delle Colline Novaresi ci sono sembrate migliori le annate più vecchie rispetto a quelle più giovani e sempre da preferire i vini da Nebbiolo in purezza. L’apporto di Vespolina e Croatina dona una colorazione più intensa ai rossi del territorio senza incidere sull’aspetto gustativo.
Vini più “facili” o comunque da bere non troppo in là nel tempo sono quelli della DOC Coste della Sesia. Ben fatti i Boca, i Bramaterra i Fara, i Sizzano senza però spiccare in termini assoluti (con alcune ben identificate eccezioni).
Un discorso a parte meritano i vini della Val d’Ossola dove la viticoltura ha radici antiche in un habitat che sembra rimasto indietro nel tempo. Qui ci sono piaciuti alcuni Nebbiolo in purezza che fondono insieme struttura ed eleganza con profumi che richiamano l’essenza stessa dei suoli. Questi sono autentici vini in cui la corrispondenza terra-vitigno-vino finale è cosa ben fatta, grazie alla lungimiranza delle nuove generazioni di vignaioli.
In conclusione: freschi, sapidi e dal sorso intrigante i pochi bianchi assaggiati da Erbaluce in purezza. E siamo curiosi di assaggiare presto uno Chardonnay che ci è stato promesso.

