di Umberto Gambino
C’è un momento, durante una degustazione sull’Etna, in cui smetti di pensare al vino e cominci a pensare al luogo. Non è una metafora: è quello che accade davvero quando hai nel bicchiere un Carricante da 800 metri di quota, con i suoi profumi di pietra bagnata, di agrumi quasi salini, di fiori che sembrano cresciuti su lava raffredata. Il vulcano non è uno sfondo: è un ingrediente.
Durante l’ultima Sicilia en primeur ho degustato parecchie etichette di bianchi etnei, tra Etna Bianco DOC, IGT e persino diversi Metodo Classico, attraversando contrade e stili con la stessa curiosità con cui si esplora una carta geografica sconosciuta. Il quadro che emerge è quello di un territorio che ha trovato la sua voce — e non ha nessuna intenzione di abbassarla. Ecco i 20 vini top degustati secondo WineReporter.

Il punto di riferimento storico resta il Pietra Marina di Benanti: Carricante in purezza da Milo, versante Est, 800 metri di quota. L’annata 2020 fluisce fresca, sapida, morbida, con quel finale di anice che solo i grandi bianchi sanno regalare. Finezza imbattibile, come sempre. In tavola chiede qualcosa di altrettanto complesso: triglie alla livornese o un pesce spada in agrodolce.
La sorpresa più bella arriva però dal Trainara 2024 di Generazione Alessandro: frutta bianca fresca di pera e pesca, lieve speziatura, bocca morbida ed elegante, acidità viva, freschezza persistente. Moderno senza tradire l’identità etnea. L’abbinamento viene da sé: linguine con bottarga di muggine.
L’eleganza con la E maiuscola arriva da due etichette di contrada. Il Pietradolce Archineri 2024 — 100% Carricante da viti centenarie a Milo — è un trionfo di agrumi, fiori e mandorla, con un palato intenso, sapido e vibrante: seppie in umido con piselli, senza pensarci troppo. Stesso registro per il San Lorenzo 2024 di Girolamo Russo: fumé, speziato, pepe e rosmarino, bocca fresca e sapida di beva importante. Vuole cibo serio — tonno rosso alla griglia con capperi e olive.
Muscoli e carattere invece nel Muganazzi 2024 di Graci: zenzero, note sulfuree, fiori bianchi e spezie, gusto vivace, corposo, molto sapido. “Tanti muscoli”, ho scritto nel taccuino, e confermo. Il piatto che gli rende giustizia è la pasta con le sarde alla palermitana: si capiscono al volo.
Il capitolo Cottanera merita una riga a parte: l’Etna Bianco Contrada Cottanera 2021 è luminoso, rotondo, sgargiante: parole che di solito si usano per i rossi. Ginestra, fumé, bocca intensa e sapida, finale di mandorla. Con un risotto al pescato e zafferano trova la sua dimensione più avvolgente.
L’Alberelli di Giodo Carricante 2024 è nervoso come dev’essere un vino vulcanico: agrumi, lime, pesca bianca, gelsomino, chiusura minerale e salina. Verticale e preciso. Ci vogliono ostriche o ricci di mare crudi. Punto.
Un gruppo nutrito e per nulla banale si muove su livelli altrettanto convincenti. Il Fumante 2024 di Camporè — quella sottile vena fumé è già nel nome — va con un’insalata di polpo con patate e limone. L’Isolano 2022 di Donnafugata, agrumato e minerale con il suo lieve amarognolo, trova nel fritto misto di paranza il contrappeso ideale. Il Feudo 2024 di Girolamo Russo, corposo e dinamico con le sue note esotiche di mango e zenzero, si abbina ai gamberi rossi di Mazara crudi con agrumi. Il Tifeo 2024 di Gambino, più floreale che fruttato ma vivace e concentrato, con una bocca intensa e molto sapida che si allarga progressivamente, trova il suo abbinamento ideale in una frittura di calamari con limone: freschezza contro freschezza. Il Taccione 2024 di Planeta, profumi eleganti e sorso progressivo, chiama il baccalà mantecato. L’Imbris 2021 de I Custodi delle Vigne dell’Etna, floreale e pepato, va con lo sgombro marinato alle erbe. Lo Sciaranuova 2023 di Tasca d’Almerita, largo e quasi mielato, merita un cous cous di pesce alla trapanese. Il Contrada Santo Spirito 2023 di Palmento Costanzo, speziato con finale di caffè, regge benissimo il coniglio all’ischitana con olive e capperi.
Due vini meritano una menzione speciale.
Il Musmeci Bianco 2023 di Tenuta di Fessina, elegante e profondo è un grande vino che vuole il grande crostaceo: un’aragosta alla catalana. Il Vico Bianco 2021 di Tenute Bosco “sembra un bianco nordico, eccellente, aromatico, profumatissimo”: con un crudo di branzino, olio e sale marino, è minimalismo contro minimalismo.
E poi c’è il Fronte Mare 2024 di Maugeri — Etna Bianco Superiore Contrada Volpare — che già nel nome racconta la sua identità: terreni misti vulcanici, alluvionali, argillosi e tufacei sul versante che guarda il mare. Note fresche e minerali, punte di idrocarburo, cenni di frutta esotica; in bocca nitido, lineare, molto sapido, lungo. Un vino costruito per durare — il produttore punta alla longevità oltre i dieci anni — che si abbina con naturalezza a un pesce al sale, dove la semplicità del piatto lascia parlare la complessità del vino.
Il Praino 2023 di Terra Costantino porta con sé una bella storia: vigne giovani del 2018 su suoli lavici ricchi di ferro a Milo, progetto del winemaker Luca D’Attoma con la famiglia Costantino. Si apre tenue tra fiori e frutta bianca, poi al palato diventa avvolgente, finale di cedro lungo e misurato. Una zuppa di cozze e vongole chiude il cerchio: sapidità marina e mineralità vulcanica, Etna e mare insieme.
Chiusura con le bollicine. Il Sosta Tre Santi di Tenute Nicosia
— Carricante 100%, 60 mesi sui lieviti, sboccatura 2025 — è la dimostrazione che l’Etna può ambire anche alla terza dimensione. Perlage fine e persistente, profumi balsamici di mandorla, nocciola, miele di acacia, crosta di pane, un tocco di ananas. Il sorso è la parte migliore: corposo, avvolgente, sapido, fresco. Un Metodo Classico (quello etneo da Carricante in purezza) che merita la DOC al più presto. E l’abbinamento lo sa già chi lo ha scoperto sul campo: panelle di ceci. Territorio che risponde a territorio.
Vent’anni fa l’Etna bianco era una curiosità. Oggi è una certezza. E il bello è che sembra ancora all’inizio.

