Sab. Giu 27th, 2026

Campania Stories: la Reggia dei Borboni apre le porte al vino del futuro

diAlessia Canarino

5 Maggio 2026

di Alessia Canarino

C’è qualcosa di profondamente simbolico nel fatto che il vino campano del 2026 abbia scelto come palcoscenico d’apertura la Reggia di Caserta. Quei saloni dove i Borboni dettavano legge su mezzo Mediterraneo hanno accolto, dal 23 al 26 aprile scorsi, quaranta giornalisti arrivati da ogni angolo del mondo per la quindicesima edizione di Campania Stories. Un evento che — numeri alla mano — vale la trasferta: 82 cantine, oltre 200 etichette in degustazione, e una provincia, quella casertana, che sta lentamente, tenacemente, riscrivendo la propria identità vinicola.

La scelta della Reggia non è stata casuale né puramente scenografica. È un gesto di rivendicazione culturale. Perché è proprio in questa zona, dove, oltre ai giardini progettati da Vanvitelli e le sale affrescate che la storia d’Italia ha attraversato come una corrente carsica, Ferdinando IV aveva fatto piantare la Vigna del Ventaglio: 10.000 viti disposte in dieci filari, ciascuno dedicato ai vitigni prediletti dalla corte. Due di quei filari erano riservati al Pallagrello, rosso e bianco, l’uva che oggi torna ad essere protagonista. Un cerchio che si chiude dopo tre secoli.

L’evento, organizzato da Miriade & Partners con il sostegno della Regione Campania e in partnership con AIS Campania e il Consorzio Vitica, ha portato i giornalisti a esplorare un territorio che i romani avevano già battezzato con un nome eloquente: Campania Felix, la terra felice. Un’area costellata di ville romane, sorgenti dalle proprietà quasi leggendarie, e vigneti che dissetavano le legioni. Non è un dettaglio da poco: il paese che oggi si chiama Liberi, nell’alto Casertano, si chiamava un tempo Schiavi, in omaggio ai legionari romani che vi avevano messo radici. Il vino, qui, ha memoria lunga.

I vini: dal vitigno dei re alle cantine del futuro 

La star assoluta delle degustazioni è stato il Pallagrello, un’uva dalla doppia personalità. La versione bianca è dotata di una buccia coriacea, resistente alla siccità, con un’acidità affilata che convive paradossalmente con una spiccata capacità di accumulare zuccheri: il risultato è un bianco di raro equilibrio, quasi ossimorico nella sua struttura. La versione nera è invece più esuberante, fruttata, morbida, una di quelle uve che il legno sa domare senza sottomettere.

L’altro grande protagonista è il Casavecchia, anticamente noto come Trebolanum: buccia spessa, carica di antociani, un carattere rustico e tannico che nelle edizioni passate ho trovato talvolta eccessivo, quasi irruente. Questa volta, però, la nuova generazione di produttori casertani sembra aver trovato la chiave giusta: meno concentrazione muscolare, più finezza. Un segnale che il territorio sta maturando, non solo nelle botti.

Le nostre degustazioni fra i campioni che hanno lasciato il segno

Alois – Pallagrello Bianco “Caiatì” 2025: agrumi e frutta tropicale in perfetto equilibrio, con una sapidità persistente che rende ogni sorso una specie di richiamo al mare.

Cantina di Lisandro – Pallagrello Bianco “Lancella” 2025: macchia mediterranea e corpo pieno, ma con una beva sorprendentemente agile. Un bianco che non si prende troppo sul serio, e proprio per questo convince.

Vigne Chigi – Pallagrello Nero “Rosa Canina” 2025: un rosato dal colore ramato, con note di mango e frutta a polpa gialla, chiuso da un finale citrino e vibrante. Inaspettatamente seducente.

Scaramuzzo – Casavecchia “Violabianca” 2024: frutta scura, liquirizia, legno. Tannini che ancora scalpitano, ancora alla ricerca del loro posto nel bicchiere. Un vino che richiede pazienza e probabilmente la ripagherà con interesse.

Viticoltori del Casavecchia – Casavecchia “Erta dei Ciliegi” 2024: austero, quasi ascetico. Ribes nero, mirtilli, e una struttura tannica che non cede di un millimetro. Vino da meditazione, non da aperitivo.

Alois – Casavecchia di Pontelatone DOC Riserva “Trebulanum” 2021: il campione della serata. Frutti scuri maturi, spezie dolci, cera d’api. Al palato si distende con una saporosità e un’eleganza che fanno dimenticare quanto possa essere difficile questo vitigno.

Viticoltori del Casavecchia – “Prea” 2021: stile tradizionale, balsamico, speziato. Un vino che sembra costruito per durare, e che probabilmente tra qualche anno farà parlare di sé.

Tenuta Selvanova – Pallagrello Nero “Matèsio” 2023: delicato, floreale, quasi timido nell’approccio. Poi al palato si apre in sapidità e tannini vellutati, chiudendo su note di frutta rossa. Una piacevole sorpresa.

Villa Matilde Avallone – Piedirosso “Stregamora” 2024: tannini meravigliosamente integrati, frutta rossa matura, finale di marasca. Un vino che non grida, ma convincerebbe chiunque.

Porto di Mola – Aglianico “Camporoccio” 2023: tutto il carattere di un vitigno che non fa sconti a nessuno, già pronto alla beva. Balsamico, concentrato, con la liquirizia in chiusura come firma di garanzia.

Campania Stories 2026 si è chiusa il 27 aprile con il tradizionale day dedicato agli operatori del settore. Ma la storia che racconta va molto più lontano: è la storia di una provincia – Caserta – che stava all’ombra dei cugini irpini — il Fiano, il Greco, la Falanghina, l’Aglianico doc — e che adesso, vitigno dopo vitigno, rivendica il suo posto al sole. O meglio, al sole della Campania Felix.

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