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“Ronco della Chiesa non sia la nostra Redipuglia”: l’appello di 50 vignaioli per salvare il mito del Collio

diRedazione WineReporter

17 Aprile 2026

(WR) Non una richiesta di sussidi, ma una chiamata alle armi della competenza. Dal cuore del Vinitaly, cinquanta tra i più prestigiosi produttori di vino italiani — uniti oltre i confini regionali, dalla Sicilia all’Alto Adige — hanno indirizzato una lettera aperta al Governatore del Friuli-Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga. Il messaggio è netto: il Ronco della Chiesa, vigneto-icona di Brazzano devastato dall’alluvione del 17 novembre 2025, non deve essere “sepolto” da interventi di messa in sicurezza invasivi che ne cancellerebbero l’anima.
“Il Ronco della Chiesa non deve diventare la Redipuglia dei vignaioli”, scrivono i firmatari, citando il primo firmatario Walter Massa. Un monito potente per evitare che un tempio della viticoltura mondiale si trasformi in un monumento alla perdita, anziché in un modello di rinascita.

Perché questa vigna è un patrimonio “intoccabile”?

La mobilitazione del gruppo “Vignaioli per il Ronco della Chiesa” non nasce da un sentimentalismo estetico, ma da dati oggettivi che rendono questo fazzoletto di terra sul Monte Quarin un unicum irripetibile:
Le vigne vecchie: Il vigneto custodisce ceppi di oltre 40-50 anni. La scienza enologica (Fonte: Accademia Italiana della Vite e del Vino) conferma che la complessità aromatica e la capacità di resistere agli shock climatici di queste piante non sono replicabili con nuovi impianti.
Il segreto della “Ponca”: Il terreno poggia su una stratificazione di marne e arenarie (la Ponca) che garantisce un drenaggio e una mineralità leggendari. Documenti geopedologici dell’ERSA FVG avvertono: interventi meccanici profondi (movimentazione terra aggressiva) distruggerebbero per sempre questo ecosistema millenario.
Il sigillo della critica: Non è solo orgoglio locale. The Wine Advocate (Robert Parker) lo ha paragonato ai Grand Cru di Borgogna, mentre il Gambero Rosso e la Guida Vitae dell’AIS lo premiano da oltre un decennio come vertice assoluto della viticoltura italiana.

L’agricoltura come presidio, non come vittima

La lettera a Fedriga chiede un cambio di paradigma: trattare la collina con la «delicatezza che usano gli archeologi». I vignaioli, che da generazioni “leggono” il territorio, si offrono come consulenti gratuiti per affiancare le istituzioni e i Ministeri. L’obiettivo è salvare l’azienda di Nicola Manferrari (Borgo del Tiglio) creando però un precedente virtuoso per tutto il sistema collinare italiano, oggi sempre più fragile.

Perdere il Ronco della Chiesa significherebbe anche un colpo durissimo all’economia locale. Secondo l’Osservatorio del Turismo Enogastronomico, il Collio vive grazie a queste “vigne-icona” che attirano visitatori da tutto il mondo. “Siamo l’Italia agricola che s’è desta», conclude l’appello. La sfida è lanciata: dimostrare che la sicurezza del territorio può e deve convivere con la tutela della bellezza e della storia. Perché, come ricorda Massa, “per avanzare bene, è necessario saper guardare indietro”.

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