Dom. Apr 12th, 2026

Trump minaccia dazi del 200%. Le associazioni del vino: “Filiera a rischio”

diRedazione WineReporter

13 Marzo 2025

Da una parte dazi applicati e annunciati, dall’altra dazi minacciati. La guerra delle “super tasse” aggiuntive su prodotti quanto mai vari e disomogenei, rischia di mandare in tilt interi settori delle nostre economie: non solo quella europea e italiana, ma anche di riflesso e con pesanti conseguenza, quelle americana, cinese e del resto del mondo.

Stringendo il campo al settore agroalimentare siamo già alla resa dei conti. Mettendo in ordine le date: dal 12 marzo sono entrati in vigore i dazi del 25% imposti dall’amministrazione Trump su acciaio e alluminio made in UE. Da Bruxelles la risposta annunciata scatterà in due fasi: dal primo aprile (con le contromisure decise negli anni 2018 e 2020 e poi sospese in seguito a un’intesa) e dal 13 aprile. Contro-tariffe in tutto per 26 miliardi di euro su vari prodotto americani. Fra questi anche dazi del 50% sull’importazione di whisky e bourbon made in Usa nei paesi dell’Unione Europea. Precisiamo che si tratta in questo caso di imposte aggiuntive annunciate da Bruxelles e non ancora in vigore. Ma la risposta da Washington è stato ugualmente immediata.

Oggi Donald Trump così su Truth: “L’Unione europea, una delle autorità al mondo più ingiuste e ostili su tasse e dazi, formata con il solo scopo di approfittare degli Stati Uniti d’America, ha appena imposto un odioso dazio del 50% sul whisky. Se questa tariffa non sarà subito rimossa, Gli Stati Uniti imporranno a breve dazi del 200% su tutti i vini, gli champagne e i prodotti alcolici in arrivo dalla Francia e dagli altri Paesi dell’Unione europea. Sarà grandioso per le aziende statunitensi di vino e champagne”.

Parole che hanno avuto l’effetto di un tornado sull’intera filiera del vino italiana. Parla del vino come “simbolo dell’amicizia tra i due popoli”, Italia e Stati Uniti, Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione Italiana Vini. A quanto ammonterebbe il prezzo in più da pagare se di prezzo si può parlare?

Lamberto Frescobaldi, presidente Unione Italiana Vini

“Con i dazi al 200% – a cui non vogliamo credere, almeno quanto non crediamo ai mostri –commenta Frescobaldi – l’Ue perderebbe circa 4,9 miliardi di euro di export, ovvero il monte totale delle esportazioni dirette oltreoceano. Ma a perdere sarebbe anche tutta l’industria del wine&food americana, perché per ogni euro di vino d’importazione acquistato se ne generano 4,5 in favore dell’economia statunitense”.

L’Italia, secondo l’Osservatorio Uiv, lo scorso anno ha spedito negli Usa il 24% del totale export globale per un controvalore di 1,93 miliardi di euro (+10% sul 2023) che si azzererebbe completamente nel caso di dazi al 200%. E ci sarebbe un effetto a cascata con migliaia di posti di lavoro a rischio nel settore vitivinicolo.

Ettore Prandini, presidente Coldiretti

Preoccupata anche Coldiretti che sottolinea come dazi del 200% sarebbe una “misura estrema che manderebbe di fatto in sofferenza il vino tricolore, compromettendo un percorso che negli ultimi venti anni ha visto le vendite negli Stati Uniti quasi triplicate in valore, con un incremento del 162%”. Ricordiamo che gli Usa sono anche il primo consumatore mondiale di vino con 33,3 milioni di ettolitri, secondo dati Oiv, e per l’Italia rappresentano in valore il mercato più importante.

“Credo che ci voglia buon senso da entrambe le parti – aggiunge l’ad di Filiera Italia, Luigi Scordamaglia -. La minaccia di Trump è legata alla conferma dell’Europa del dazio del 50% sul whisky americano. La Commissione Ue dovrebbe dimostrare buona volontà continuando ad evitare con la moratoria in essere questo dazio  salvaguardando cosi vino ed alcolici europei. Qualcuno deve cominciare a mostrare un po’ di buon senso, sia l’Europa a farlo per prima”.

Parla di effetti drammatici sull’intera filiera “spirits”, Federvini,  la principale associazione italiana dei produttori di vini e spiriti. “Dazi transatlantici che, se effettivamente introdotti, sarebbero evidentemente insostenibili e l’escalation tariffaria avrebbe effetti dirompenti su entrambi i lati dell’Atlantico”.

Federvini, in linea con le posizioni espresse dalle associazioni europee di settore, ribadisce l’importanza di “tenere vini e spiriti fuori da queste controversie commerciali che non riguardano il settore agroalimentare”.

Un paio di riflessioni:

La prima. I super dazi da parte degli USA sul settore enologico e agroalimentare sono stati finora annunciati e non ancora applicati effettivamente. Segno che si vuol lasciare tempo e spazio alle trattative da ambo le parti dell’Atlantico.

La seconda. Trump ha citato esplicitamente la prossima introduzione di “dazi del 200% su tutti i vini, gli champagne e i prodotti alcolici in arrivo dalla Francia e dagli altri Paesi dell’Unione europea”. Non ha citato esplicitamente l’Italia che, per volume, è il primo paese esportatore di vini negli USA, bensì la Francia, minacciando anche gli Champagne, prodotto bandiera dei cugini d’Oltralpe. Vorrà dire qualcosa? Certo, non possiamo pensare di scamparla così facilmente alla bufera dei super dazi, come paese grande produttore di vini, ma forse è un segnale di via libera a trattative diciamo così “personalizzate” paese per paese.

Intanto, a proposito di settore “beverage”, i primi effetti si sono fatti sentire anche in Borsa dove, dopo l’annuncio di Trump, il gruppo Campari ha perso il 4,31%.

Condividi:
Parliamo di: , , , , , , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *