Dom. Apr 12th, 2026

Lugana, un vino bianco sensuale della regione del lago di Garda, degno di un lungo invecchiamento

diUmberto Gambino

22 Aprile 2020
Lugana

Che ci crediate o no, ci sono alcune uve autoctone in Italia degne di grande reputazione, ma non pienamente riconosciute in Italia tra gli appassionati e i professionisti del settore. Questo è ancora più paradossale se si considera che, tra i tanti vitigni autoctoni, il Lugana DOC è un vino bianco molto apprezzato più all’estero che in Italia. Ecco qualche informazione in più su questo vino: circa 1.700 ettari di vigneti e 18 milioni di bottiglie di vino all’anno (70% per l’esportazione), un centinaio di cantine.

Il Lugana DOC proviene da uve Turbiana, un vitigno autoctono, conosciuto anche come Trebbiano di Soave o Trebbiano di Lugana, spesso paragonato al Verdicchio marchigiano, ma decisamente diverso: esistono circa 65 cloni diversi di Turbiana.

Questo vino è il risultato della combinazione di composizione del suolo e clima specifico. Questa DOC si estende su due regioni, situate a sud del lago di Garda, divise tra Lombardia (provincia di Brescia) e Veneto (provincia di Verona). Le viti sono coltivate a bassa quota (non oltre i 150 metri s.l.m.) in terreni argillosi (soprattutto vicino al lago) o sabbiosi e ghiaiosi (quelli più lontani dal lago). Le uve Turbiana sono coltivate in terreni limosi, provenienti da passate ere glaciali, in un’area molto fertile e minerale. La brezza del lago è un tocco delicato sulle viti, giusto per allontanare l’umidità: queste sono proprio le condizioni perfette per far crescere uve sane.

La zona di produzione dei vini a denominazione Lugana DOC comprende il comune di Sirmione e parte di Peschiera del Garda, Desenzano del Garda, Lonato del Garda, Pozzolengo.
Il sistema di denominazione è semplice e schematico. Il Lugana DOC richiede almeno il 90% di Turbiana, ma la maggior parte dei vini in commercio è composta al 100% da quest’uva. Il restante 10% può provenire da uve locali non aromatiche, coltivate nella regione.

Il Lugana DOC può essere di cinque tipi diversi:

Il Lugana normale (2019 appena uscito) rappresenta quasi il 90% della produzione DOC. Al naso ricorda i fiori bianchi, la mela verde e gli agrumi. In bocca è croccante e immediato.

Lugana Superiore. È invecchiato un anno in più rispetto alla versione normale (attualmente, possiamo trovare sul mercato il 2018). Può essere invecchiato in rovere. Al naso è più complesso: erbe di campo, mandarino, clorofilla e spezie. In bocca è fresco, minerale e saporito.

Lugana Riserva. L’invecchiamento è di almeno 24 mesi (in botti grandi o in barrique). È di colore oro intenso e al naso risulta balsamico e di pietra focaia. In bocca è decisamente corposo e persistente. Ci sono diversi Lugana Superiore e Riserva che meritano un lungo invecchiamento, soprattutto dopo la fermentazione con i lieviti (sur lies). La degustazione di questi vini è un’esperienza toccante!

Lugana raccolta tardiva. Da uve stramature, raccolte di recente, tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre. Si tratta di un vino morbido, non molto dolce, ma che può ricordare i vini dell’Alsazia raccolti tardivamente.

Lugana Spumante. (metodo Charmat o Champenoise). Preferiamo decisamente lo Champenoise, per le sue bollicine cremose e persistenti, oltre che per gli avvolgenti sapori di frutta esotica e la salinità in bocca.

In definitiva, il Lugana DOC e le sue cinque diverse tipologie sono vini eleganti, sensuali, versatili, che si abbinano perfettamente a piatti di pesce di lago e non solo.

www.consorziolugana.it

Condividi:
Parliamo di: , , , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

diUmberto Gambino

Concluso il trentennale percorso televisivo al Tg2 in Rai, si è aperto per me un nuovo capitolo professionale. WineReporter è una vera e propria ripartenza: oggi sono più motivato che mai a dedicare ogni mia energia al mondo della viticoltura e dell'enologia che è e resta il mio habitat naturale. Il mio obiettivo di giornalista è quello di raccontare il vino in modo moderno, senza filtri, con una libertà nuova, utilizzando il potere delle immagini e del web per arrivare dritto al cuore del lettore. Oggi la mia carriera si muove lungo un binario preciso: la narrazione del vino intesa come valore economico, culturale e umano.