Dolci colline che disegnano una mezzaluna sulle terre del Friuli Venezia Gulia. E’ la regione del Collio, estremo Nord-est, al confine fra Italia e Slovenia, famosa per i suoi vigneti ordinati che si arrampicano fra pendii e borghi medievali, da San Floriano del Collio a Capriva del Friuli, da Dolegna del Collio a Cormons, da Ruttars a Pradis, da Lucinicco a Oslavia. Terre transfrontaliere abitate da gente forte e determinata.
Spiega David Buzzinelli, presidente Consorzio Tutela Vini Collio che ha da poco festeggiato i 60 anni: “Il Collio in sé è una famiglia. Siamo tantissimi piccoli produttori che collaborano tra di loro, la denominazione è fatta soprattutto da un ampio numero di piccoli produttori. Il Collio è una realtà che non è vissuta solo dai produttori di vino ma c’è uno spirito di appartenenza anche del semplice cittadino di questo territorio”.
La superficie vitata del Collio è di circa 1300 ettari per una produzione di oltre 7 milioni di bottiglie: il 90 per cento dei vini sono bianchi, i più noti e apprezzati.

Interviene Paolo Corso, enologo di Borgo Conventi: “Il principale vitigno prodotto come quantità e storicamente presente nel Collio è il Pinot grigio, così come lo sono gli altri internazionali come i bianchi Sauvignon e Chardonnay, e gli autoctoni Friulano, Ribolla, Malvasia. Ma non mancano le uve rosse, anche se minoritarie rispetto a quelle bianche: il vitigno principale è il Merlot, poi rilevanti sono il Cabernet Franc e il Pinot Nero”.
Le caratteristiche principali dei vini bianchi sono struttura, freschezza, profumi intensi e forte mineralità data dalla ponca. Si possono bere vinificati giovani o anche dopo qualche anno.
La regione è protetta dalle Prealpi Giulie, che limitano i venti del Nord mentre il vicino Mar Adriatico favorisce temperature più miti con notevoli escursioni termiche: un clima ideale per la viticultura di qualità.
Fabian Korsic, dell’azienda Korsic Wines: “Il Collio è un territorio che in cui ritroviamo i fossili lasciati dalla sedimentazione nel mare di marne e arenarie. Il risultato è un particolare tipo di terreno, la ponca, coltivato a vite, che conferisce poi salinità ai vini: un suolo di origine preistorica che si è formato circa 50 milioni di anni fa”. In friulano ponca significa letteralmente “che si sfalda”.
Il nome Collio significa collina, ed è da sempre riferito al vino delle alture che sorgono a ridosso del confine fra Italia e Slovenia. In sloveno Brda. Anche qui è in corso il passaggio generazionale fra viticoltori, non sempre agevole.
Ilaria Felluga, Russiz Superiore: “E’ essenziale che la generazione precedente trasmetta i suoi valori, ma la generazione successiva deve essere necessariamente appassionata e voler continuare la strada che la famiglia ha iniziato tanti anni fa”.
Queste terre erano prima Austria, poi Italia. Qui si è combattuta la Prima guerra mondiale, poi dopo il secondo conflitto, il confine segnato la netta separazione fra blocco occidentale e orientale, fino al 1991, anno dell’indipendenza della Slovenia.

Lo ribadisce Robert Princic, dell’azienda Gradis’ciutta: “E’ un territorio che ha subito grandi cambiamenti, dopo la prima e la seconda guerra mondiale in primis, poi questa nuova linea di confine che ha superato queste colline, una parte in Slovenia, una parte rimaste in Italia: è questo il Nord-Est estremo”.
Era questa una zona fortemente militarizzata e controllata, dove la volontà, la determinazione e lo spirito dei produttori sono stati tali da riuscire in pochi anni a rendere famosi questi vini nel mondo, anche attraverso il consorzio del Collio.

Stessi vitigni in due stati confinanti, stesse uve. Anche se dalla parte italiana si è puntato forte sulla vendita dei vini in Italia e all’estero mentre quella slovena si è concentrata sul mercato interno.
Sono nati così i vitigni e i vini transfrontalieri: esempio tipico è la Ribolla:
Robert Princic: “Da parte mia e di un amico produttore sloveno c’è stata la volontà di creare un vino transfrontaliero, al di fuori di tutte le denominazioni: un vino unico, un progetto per me importante che ha una sua valenza europea”.



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