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Chianti Classico Collection 2026, la forza della cultura nel calice: qualità in crescita e Gran Selezione sempre più protagonista

diUmberto Gambino

18 Febbraio 2026

di Umberto Gambino
La 33ª edizione della Chianti Classico Collection, conclusasi ieri a Firenze, ha confermato la centralità della storica DOCG nel panorama enologico italiano. Non solo vino, ma anche una piattaforma culturale e strategica per una delle denominazioni più solide del panorama mondiale. Alla Stazione Leopolda, trasformata per due giorni nella capitale del Gallo Nero, il messaggio scelto per il 2026 – Wine is Culture – ha trovato una rappresentazione plastica e simbolica nella grande statua di Bacco alta tre metri, accogliente il manifesto di un vino che rivendica la propria identità storica prima ancora che commerciale.

I numeri raccontano il successo dell’evento: 223 aziende espositrici, record assoluto, hanno dato voce alla complessità territoriale del Chianti Classico, confermando la capacità della Collection di rappresentare, anno dopo anno, tutte le sfumature della denominazione. Forte anche la presenza della stampa internazionale, con quasi 400 giornalisti accreditati da 23 Paesi, a testimonianza di un interesse che va ben oltre i confini nazionali.

Ottima la risposta del trade: 1.500 operatori italiani, affiancati da professionisti provenienti dal Nord America e dal Nord Europa, mercati chiave in una strategia di consolidamento sui Paesi maturi. Non a caso il Nord America ha rappresentato il 49% delle vendite nel 2025, con un exploit particolarmente significativo del Canada, salito al 12% delle esportazioni.

Sul piano economico, il bilancio della denominazione è nettamente positivo. In un contesto internazionale segnato da incertezze geopolitiche e contrazioni dei consumi, il Chianti Classico cresce ancora in volume, superando di oltre un punto percentuale il risultato dell’anno precedente. Ancora più significativo il dato sul valore: la crescita è continua e strutturale, trainata dalle tipologie premium Riserva e Gran Selezione, che oggi rappresentano il 43% dei volumi e oltre il 55% del fatturato.

Nonostante la forte vocazione all’export, il mercato italiano resta centrale, con una quota del 19% delle vendite. Qui emerge chiaramente un cambiamento nei comportamenti di consumo, sintetizzato dallo slogan “bere meno, bere meglio”, che premia in particolare la Gran Selezione, riconosciuta come vertice qualitativo della denominazione e sempre più valorizzata anche nel prezzo medio.

All’estero, gli Stati Uniti consolidano la leadership salendo al 37% dei volumi, mentre il Canada registra una crescita del 33%, spinta soprattutto da Riserva e Gran Selezione. In Europa, Germania e Paesi Scandinavi mostrano un’importante crescita in valore, segnale di mercati maturi e sempre più consapevoli. Da segnalare il caso della Svezia, in aumento di quasi il 7%, dove la tipologia Annata continua a fungere da efficace biglietto da visita.

Giovanni Manetti, presidente del Consorzio Vini Chianti Classico

Comportamento singolare quello del mercato asiatico: Cina, Singapore e Hong Kong non incidono ancora sui volumi, ma mostrano un alto valore medio, frutto di strategie promozionali mirate. Sul fronte europeo, spicca infine la Francia, dove la Gran Selezione registra una vera impennata: un riconoscimento simbolico forte, proprio nel mercato dei “cugini” d’Oltralpe.

Il tema Wine is Culture non è stato solo uno slogan. Dal 1716, anno di definizione dei confini storici del Chianti Classico, il vino è espressione di un sistema complesso fatto di paesaggio, architettura rurale, ville-fattoria, conoscenze agrarie e memoria collettiva. Un patrimonio che oggi conta oltre 150 ville storiche e più di 300 siti tutelati, custoditi da viticoltori che sono al tempo stesso produttori e garanti di un’eredità culturale condivisa.

In questo quadro si inserisce la candidatura del Chianti Classico a Patrimonio Mondiale UNESCO, attualmente in fase avanzata di valutazione tecnica da parte dell’ICOMOS. Il progetto riguarda il Sistema delle Ville-Fattoria, inteso come paesaggio culturale unico, sostenuto dalla Regione Toscana, dai Comuni del Gallo Nero e coordinato dalla Fondazione per la Tutela del Territorio.

La Chianti Classico Collection 2026 si è chiusa così come si era aperta: con la consapevolezza che in questo territorio il vino non è solo un prodotto agricolo, ma il risultato vivo di una cultura millenaria che continua a generare valore, identità e futuro.

Emblematiche le parole di Giovanni Manetti, presidente del Consorzio: «Il Chianti Classico dimostra che il vino non è solo un prodotto, ma un patrimonio culturale da raccontare e condividere, capace di crescere nel mercato globale senza tradire la propria identità territoriale.»

Le nostre degustazioni

La denominazione si presenta con una sicurezza acquisita negli anni, ormai strutturale. La tipologia Gran Selezione conferma di essere il vero laboratorio stilistico del territorio, mentre l’Annata 2024 sorprende per compattezza e qualità media già leggibile, nonostante molte bottiglie presentate siano ancora in fase di assestamento, con tannini, legno e alcol ancora da limare. Alcune bottiglie presentate erano campioni di botte non ancora in commercio.

Gran Selezione: identità, profondità, territorio
A dominare la scena, per noi, è Castello di Gabbiano – Vigneto Cerbaiola 2022, autentico fuoriclasse della degustazione. Il vino unisce una matrice iodato-balsamica di rara finezza a una progressione gustativa profonda, sapida e lunghissima. È una Gran Selezione che non punta sull’impatto muscolare, ma sull’equilibrio e sulla stratificazione aromatica, oggi già armonica e con ampi margini evolutivi.

Al vertice anche Villa Vallacchio – Cristiana 2019, che gioca su toni caldi e profondi: cioccolato fondente, tabacco e liquirizia si intrecciano a un frutto ancora vivo. In bocca è potente, sostenuto da acidità e tannini fini, con uno stile deciso ma mai eccessivo.

Stessa valutazione per Borgo Casa al Vento – V’Incanto 2020, probabilmente il vino più “completo” del lotto: elegante, armonico, immediato nella beva ma tutt’altro che semplice, capace di coniugare morbidezza, freschezza e precisione tannica.

A un passo dal podio, spicca Maurizio Alongi – Vigna Barbischio 2023, una delle interpretazioni più raffinate di Gaiole: melagrana, arancia rossa e spezie si traducono in un sorso pieno ma slanciato, con tannini cesellati e un equilibrio già convincente.

Castello di Meleto – Gran Selezione 2022 colpisce invece per il profilo moderno e misurato: freschezza, sapidità e tannini eleganti lo rendono uno dei vini con il maggiore potenziale di crescita nel tempo.

Ottima valutazione anche per un sorprendente Castello della Paneretta – Torre a Destra 2017, oggi nel pieno della maturità: il sorso è armonico, elegante, senza cedimenti, esempio riuscito di evoluzione controllata.

Vignamaggio – Monna Lisa 2018 è la dimostrazione di come un millesimo caldo possa ancora offrire freschezza e coerenza, mentre Castagnoli – Salita 2021 convince per energia, lunghezza e un tannino piacevolmente avvolgente.

Chiude la nostra top ten altri due vini, per noi sopra i 92 punti:
Castello di Ama – San Lorenzo 2022, impetuoso e nobile al tempo stesso, ancora giovane ma già leggibile nella sua anima minerale e balsamica, e Bindi Sergardi – Mocenni 89 2020, che si fa preferire per le sue doti di eleganza e morbidezza senza perdere mai la giusta tensione gustativa.

Annata 2024: in prospettiva più pronta del previsto    

Sul fronte Chianti Classico Annata 2024 la sorpresa è la solidità complessiva dei campioni degustati. Il migliore, per noi, è risultato Capraia 2024, vino intenso, profondo, con una trama tannica energica ma già ben integrata e una lunghezza che va oltre la media della tipologia. È un vino che promette longevità.

Molto centrato Antinori – Peppoli 2024, che interpreta la classicità del Chianti Classico con precisione: ciliegia netta, rosa, freschezza e tannini già calibrati. Brancaia 2024 punta su un profilo più scuro e gastronomico, quasi “da bistecca”, con concentrazione e struttura. Capaccioli 2024 sorprende per nitidezza aromatica e definizione del sorso, mentre Casa Emma 2024 conferma uno stile dinamico, equilibrato e moderno.

Nel complesso, la Collection 2026 ha raccontato un Chianti Classico sempre più consapevole dei propri mezzi: le Gran Selezione Top non cercano l’eccesso ma la precisione, mentre le Annate mostrano una qualità che rende la denominazione credibile su tutte le fasce. Un territorio che ha trovato la sua voce e ora la modula con sempre maggiore sicurezza.

Elena Paoletti, azienda Baciate Me

Canaiolo in purezza, una sorprendente bottiglia fuori dal coro

Baciate Me – Toscana Rosso IGT 2022 –  Nato da pochi filari di uve Canaiolo vecchi di 50 anni esprime il carattere varietale del vitigno con i suoi sentori freschi di ciliegia e lampone, accompagnati da lievi note floreali e speziate. Al palato si rivela fresco e succoso, con tannini gentili e un’acida equilibrata che sostiene la perfetta bevibilità. Complimenti ai cinque amici che a San Casciano Val di Pesa (FI)  si sono lanciati in questa promettente avventura.

www.chianticlassico.com

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diUmberto Gambino

Concluso il trentennale percorso televisivo al Tg2 in Rai, si è aperto per me un nuovo capitolo professionale. WineReporter è una vera e propria ripartenza: oggi sono più motivato che mai a dedicare ogni mia energia al mondo della viticoltura e dell'enologia che è e resta il mio habitat naturale. Il mio obiettivo di giornalista è quello di raccontare il vino in modo moderno, senza filtri, con una libertà nuova, utilizzando il potere delle immagini e del web per arrivare dritto al cuore del lettore. Oggi la mia carriera si muove lungo un binario preciso: la narrazione del vino intesa come valore economico, culturale e umano.