Le statistiche del decennio 2013-2023 analizzate da Nomisma Wine Monitor (fornite in cortese esclusiva a WineReporter.it), fotografano i dati dei dieci maggiori paesi esportatori di vini nel mondo. Cominciamo con la categoria vini fermi e frizzanti: tutti i paesi hanno diminuito le quantità esportate (ad eccezione della Nuova Zelanda). Un dato ormai tendenziale che dipende dal calo dei consumi di questa tipologia a livello globale.
L’altro dato rilevante – sempre nel settore vini fermi e frizzanti – è l’incremento del prezzo medio dei vini venduti all’estero dai 10 Top Exporter. I paesi cresciuti di più a valore, in un decennio, sono Francia, Nuova Zelanda e Italia. In altre parole, per Francia e Italia c’è stato un riposizionamento verso l’alto delle quantità esportate (e lo si nota anche dal prezzo medio per litro di vino).
Per la Nuova Zelanda invece l’aumento di valore a bottiglia è stato trainato anche da una crescita dei volumi. Se si pensa che questo paese produce quasi esclusivamente bianchi (e soprattutto Sauvignon), questo dato conferma una volta di più l’aumento nei consumi mondiali di vini bianchi a scapito dei rossi.
Analizzando, invece, in dettaglio le differenze in dieci anni dei volumi esportati dai singoli paesi, notiamo che gli Stati Uniti hanno dimezzato la produzione finita all’estero mantenendo però quasi invariato il ricavato totale dell’export. Significa che hanno saputo valorizzare al meglio i loro vini fermi e frizzanti: in un decennio il prezzo medio all’export di un litro made in USA è raddoppiato: da 4,10 a 8,11 euro.
Francia e Italia si sono difesi bene. In 10 anni i volumi esportati sono diminuiti di poco (rispettivamente del 13% e del 5%) ma in compenso il valore totale dei vini è aumentato del 39% per la Francia e del 34% per l’Italia. Percentuali che si traducono in un prezzo medio al litro cresciuto da 4,91 a 7,80 euro (+58,8%) per la Francia e da 3,09 a 4,37 euro (+41,4%) al litro per l’Italia. Ciò significa che in dieci anni i nostri cugini d’Oltralpe hanno saputo valorizzare meglio i loro vini d’esportazione. Insomma, la scelta vincente è chiarissima: meno vini esportati (si presume di maggiore qualità) contro bilanciati dall’aumento del prezzo medio di vendita all’estero.
Il dato è noto e consolidato: noi italiani vendiamo all’estero più vini, ma i francesi ne vendono meno ma meglio, ricavando oltre 7 miliardi di euro dalle esportazioni: 2 miliardi più di noi. Questo discorso – lo ricordiamo – vale per la categoria vini fermi e frizzanti imbottigliati. In questa analisi non rientra lo sfuso.

Per i dieci Top exporter di vini spumanti valgono più o meno le stesse considerazioni. Nel medesimo periodo temporale (2013-2023) le statistiche di Nomisma Wine Monitor sono molto esplicite.
In questo caso, a parte Argentina, Australia e Sudafrica (che producono pochissimo spumante), i top exporter come Francia, Italia e Spagna sono cresciuti nelle esportazioni anche a volumi (Italia best performer con il Prosecco) alla luce di una forte crescita nei consumi di bollicine a livello mondiale.
Notevole infatti il vertiginoso incremento delle quantità di bollicine esportate dall’Italia che sono aumentate del 146% (in 10 anni) a fronte di un 35% fatto registrare dalla Francia. Numeri ancora maggiori in valore: oltre il 200% per l’Italia (sempre trainata dal Prosecco) contro l’88% della Francia. Ma se andiamo a leggere quanto costa oggi un litro di bollicina francese venduta all’estero rispetto a un litro di bollicina italiana, il risultato è opposto. Grazie ovviamente allo Champagne (tipologia non minimamente paragonabile al Prosecco) il prezzo medio al litro per bollicina in 10 anni è passato per i francesi da 15,47 euro a 21,59 euro al litro (+ 39,56%) mentre per le bollicine made in Italy l’aumento c’è stato ma più lieve: da 3,62 euro a 4,43 euro al litro (+ 18,28%).
E’ più la Francia che riesce a imporre sui mercati mondiali prezzi medi più elevati mentre l’Italia con il Prosecco rimane molto competitiva in un segmento ben definito. Un successo che deriva anche dalla sua convenienza, non potendo essere messo a confronto in nessun modo con lo Champagne.
Confronto Italia Francia sui dati complessivi dell’export
In dieci anni Italia e Francia si sono contesi il primato dell’esportazione di vini del mondo. Se sommiamo i dati delle due tipologie (vini fermi e frizzanti più bollicine), nel 2023 prevale nettamente l’Italia per i volumi: 1.665.506.897 litri venduti all’estero (Francia: 1.113.678.298 litri).
Per quanto riguarda invece il ricavato in euro delle quantità di cui sopra la situazione si ribalta. Nel 2023 la Francia ha venduto all’estero vini per un totale 11,6 miliardi di euro (7,5 miliardi di euro nel 2013) mentre l’Italia ha raggiunto quest’anno i 7,3 miliardi di euro di export (la stessa cifra in valore che aveva la Francia 10 anni fa). Nel 2013 il valore esportato del vino italiano era di 4,5 miliardi di euro.
Si vede ad occhio che il valore dei vini francesi in un decennio è cresciuto più velocemente rispetto a quello dei vini italiani o che, forse, le bottiglie tricolore sono in ritardo di 10 anni quanto a potenzialità di esportazione rispetto alle francesi.
In conclusione, se i produttori italiani vorranno competere con i loro cugini d’Oltralpe dovranno puntare sempre di più su prodotti di qualità migliore e con un prezzo medio al litro (e ovviamente a bottiglia) superiore di quello attuale.

