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ANNO 2025. AL VIA IN ITALIA LA RIVOLUZIONE DEI VINI DE-ALCOLATI

diUmberto Gambino

5 Gennaio 2025

Dal primo gennaio 2025 è entrata in vigore la nuova legge sulla produzione dei vini dealcolati in Italia. La normativa rappresenta un importante passo avanti per il nostro settore vitivinicolo, aprendo la strada a nuove opportunità di mercato e soddisfacendo le richieste di un pubblico sempre più attento alle proprie scelte alimentari. D’altronde ci siamo adeguati, con ritardo, a quello che in altri paesi europei si fa da anni e i produttori italiani non potevano rimanere indietro. Non parliamo ovviamente di tutti i produttori, ma di una fetta significativa del mondo imprenditoriale del nostro vino che chiedeva ormai da tempo di adeguare la nostra legislazione a quella dei concorrenti europei. I produttori spagnoli e francesi (che hanno autorizzato il dealcolato anche per le Aoc, ovvero le nostre Doc) sono già sul mercato. Grazie al nuovo decreto, anche per i vitivinicoltori italiani si aprono nuove prospettive di vendita soprattutto all’estero e in particolare in Nord America dove i vini “no-lo” (“no and low alcol) da anni riscuotono il favore di alcune fasce di consumatori.

Cosa prevede la nuova legge

  • E’ autorizzata la produzione in Italia di vini dealcolati (con meno dello 0,5% di alcol) e parzialmente dealcolati (al di sotto dell’8,5% di alcol), ponendo fine ai divieti preesistenti. Una classificazione che consente di identificare chiaramente i prodotti, garantendo trasparenza al consumatore.
  • Sono esclusi dal processo di dealcolazione i vini IGT, DOC e DOCG per preservare le loro caratteristiche tipiche. Queste certificazioni vengono attribuite dall’Unione Europea a prodotti agricoli e alimentari considerati di alta qualità e fortemente legati al territorio di origine.
  • Da notare: è possibile ridurre il tenore alcolico non solo nei vini fermi, ma anche in quelli spumanti e frizzanti, sia nelle loro versioni standard che di qualità. Sono sempre esclusi i vini a denominazione controllata e IGT.
  • Una restrizione che potrebbe essere modificata in futuro, come si è augurato Paolo Castelletti, segretario generale di Unione Italiana Vini (Uiv), che ha sottolineato la necessità di includere almeno i vini Igt per valorizzare ulteriormente il potenziale della norma.
  • Nel processo di dealcolazione del vino è vietato aumentare il tenore zuccherino e sono vietati anche l’aggiunta di acqua o aromi esogeni.
  • E’ consentito svolgere il procedimento direttamente nelle cantine, purché in locali separati rispetto a quelli utilizzati per la vinificazione e l’imbottigliamento. Una modifica che risponde alla richiesta esplicita dei produttori che così potranno fare economie e sinergie di scala.
  • Sarà possibile produrre i dealcolati anche nelle distillerie.
  • Viene introdotto il termine “dealcolato” in sostituzione del più complesso “dealcolizzato”, rendendo la comunicazione più chiara.
  • Sarà possibile chiamare “vino” anche una bevanda con un tenore alcolico inferiore a 8,5 gradi, cosa finora non consentita.

Considerazioni

  • Per alcune aziende medio-grandi del settore vinicolo, grazie alla nuova normativa, sarà possibile competere con aziende del settore in tutto il mondo, investendo in nuove tecnologie e senza essere più costrette ad “emigrare” in altri paesi solo per il processo di “de-alcolazione” del vino, con conseguenti costi maggiorati che pesano poi sul prezzo finale al consumatore.
  • La produzione di vini dealcolati dovrà coesistere con quella dei vini tradizionali, rispettando le specificità di ciascuna categoria.
  • Sempre secondo Castelletti, il 36 % dei consumatori italiani è interessato a bere bevande dealcolate e negli Stati Uniti questo mercato vale già un miliardo di dollari. Anche altre associazioni come Federvini e Coldiretti hanno accolto con soddisfazione il decreto studiato dal Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare.
  • Da quest’anno, in Italia, potranno bere vino dealcolato gli astemi, le donne incinte, gli sportivi professionisti, gli autisti e conducenti di mezzi pubblici, le persone che non bevevano per motivi religiosi, ma anche tutti quelli che limiteranno il loro stile di consumo del vino a causa del nuovo Codice della strada.
  • I vini dealcolati non devono essere confusi con i vini alcol free. Nel primo caso, un vino già “pronto” viene sottoposto a un processo chimico di dealcolazione: l’alcol viene sottratto attraverso tecniche specifiche e messo da parte. Il liquido rimanente viene definito vino dealcolato. Discorso differente per i vini alcol free. Si tratta in questo caso di basi mosto in cui la fermentazione alcolica viene bloccata sul nascere oppure quasi all’inizio. In quest’ultima bevanda l’alcol non è presente e non c’è bisogno di dealcolare.
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diUmberto Gambino

Concluso il trentennale percorso televisivo al Tg2 in Rai, si è aperto per me un nuovo capitolo professionale. WineReporter è una vera e propria ripartenza: oggi sono più motivato che mai a dedicare ogni mia energia al mondo della viticoltura e dell'enologia che è e resta il mio habitat naturale. Il mio obiettivo di giornalista è quello di raccontare il vino in modo moderno, senza filtri, con una libertà nuova, utilizzando il potere delle immagini e del web per arrivare dritto al cuore del lettore. Oggi la mia carriera si muove lungo un binario preciso: la narrazione del vino intesa come valore economico, culturale e umano.