Nel pomeriggio di domenica 4 gennaio, all’età di 92 anni, è mancato all’affetto dei suoi cari – la moglie Fiorella e i figli Arianna, Marco e Luca, e agli amati nipoti – Arnaldo Caprai, figura centrale dell’imprenditoria umbra e nazionale.
Dal tessile al vino, dal merletto al Sagrantino: Caprai ha incarnato per settant’anni l’eccellenza del Made in Italy, costruendo un ponte unico tra tradizione artigianale e innovazione che ha portato il nome dell’Umbria nel mondo.
Arnaldo Caprai rappresenta l’archetipo dell’imprenditore illuminato, capace di trasferire il know-how di un settore maturo, come il tessile, in un ambito agricolo ancora inespresso. La sua avventura nel vino inizia nel 1971 con l’acquisto della Tenuta Val di Maggio a Montefalco: 42 ettari di cui 4 già vitati, un’operazione non dettata da semplice passione, ma da una chiara intuizione di mercato. Dove altri vedevano un vitigno autoctono minore e confinato alla tradizione locale, Caprai scorse il potenziale per un’eccellenza globale.
«Nostro padre ha comprato la prima parte di questa azienda agricola con l’idea di produrre Sagrantino perché quello era il vino che faceva ancora allora la differenza di notorietà di questo territorio», raccontano i figli.
Il suo approccio al mondo enologico è stato rivoluzionario per diverse ragioni: ha applicato al vino la cultura innovativa dell’efficienza e della qualità tipica della sua filiera tessile (già leader con il marchio Cruciani); ha puntato sulla ricerca continua dell’eccellenza, trasformando la produzione artigianale in un modello industriale d’élite, valorizzando il Sagrantino come asset identitario del territorio umbro; attraverso una visione globale dei mercati, ha saputo costruire un brand internazionale portando oggi l’azienda a produrre circa un milione di bottiglie distribuite in tutto il mondo.
Come imprenditore, Caprai non ha cercato solo il profitto, ma la creazione di un valore davvero territoriale. La sua gestione ha elevato Montefalco a distretto vinicolo di pregio, dimostrando che la competitività del Made in Italy risiede nella capacità di modernizzare le radici senza tradirle. Il successo è stato sancito non solo dai mercati, ma anche dalle istituzioni: nel 2003 il presidente Ciampi lo ha nominato Cavaliere del Lavoro per meriti in Agricoltura, a testimonianza di una carriera che ha saputo coniugare sviluppo economico e responsabilità sociale.
Sotto la sua guida, l’azienda Arnaldo Caprai è diventata un caso studio di marketing territoriale, dove il vino funge da ambasciatore di un intero ecosistema culturale. La sua eredità è quella di un “manager della terra” che ha insegnato come il rigore metodologico e la lungimiranza possano trasformare un vitigno dimenticato in uno dei simboli dell’enologia mondiale.
«Nostro padre è stato un ottimista e un generoso – raccontano i figli – e ci lascia l’insegnamento di guardare sempre avanti, di credere nell’impresa e nello sviluppo. La sua è stata una grande visione imprenditoriale, prima nel tessile, poi nel vino. Un uomo che ha sempre creduto nel realizzare grandi imprese, con una visione aperta al futuro e con un profondo impegno sociale. Aveva 92 anni e fino all’ultimo ha trasmesso a tutti noi che il futuro si costruisce con passione e fiducia».
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Ai familiari di Arnaldo Caprai e in particolare al figlio Marco, che ha proseguito il percorso del padre nel settore vitivinicolo, vanno le sentite condoglianze della redazione di WineReporter.


Persona fantastica mi dispiace